Il volo da Roma dura poco più di un’ora. L’atterraggio è morbido nonostante il buio, la pioggia ed il vento. Il tragitto in macchina dall’aeroporto di Nizza è breve, circa mezz’ora. Il punto d’arrivo è unico, di quelli visti solo nei film. Una persona mi apre la portiera, un’altra prende la valigia, entrambi mi accompagnano alla reception, dove ricevo la chiave magnetica per la mia suite. Sono al Majestic Barriere di Cannes, albergo di riferimento per star ed addetti ai lavori ogni anno nel corso delle varie edizioni del rinomato Festival del cinema.

Sono qui per lavoro, per intervista Emanuele Balestra, il bartender italiano che da alcuni anni propone i suoi originali cocktail creati mixando assieme ai distillati le erbe, le spezie ed i fiori. Due giorni che mi consentono di scoprire quasi ogni angolo di una struttura affascinante ed imponente: 257 camere e 92 suites su 7 piani, 3 ristoranti (Le Fouquet’s Cannes, La Petite Maison de Nicole, Le BFire), 1 cinemateca di 35 posti, 1 Spa (Diane Barrière). “Il sole tutto l’anno” recita lo slogan sulle brochure che trovo in stanza, ma naturalmente il sottoscritto pernotta al Majestic negli unici due giorni di pioggia. Nonostante il brutto tempo però la vista dal balcone è mozzafiato, l’aria invernale frizzante mi procura un piacevole brivido, l’odore di salsedine porta un sorriso sul mio volto.

La Storia

Costruito nel 1926, da subito l’albergo ha offerto ai suoi clienti lusso e prestigio, tradizione e modernità. Situato sulla Croisette, davanti al Palazzo dei Festival e dei Congressi e vicino al vecchio porto, il Majestic riesce a conservare immutato nel tempo il suo fascino, grazie ad un modo unico di fare accoglienza d’alto livello. La struttura ha conosciuto numerosi ampliamenti nel corso del tempo: nel 1965, vennero ristrutturate le soffitte per far spazio a due nuovi piani. Alla fine degli anni ‘90, Marta Barrière, moglie di Lucien, progettò il nuovo bar ispirandosi all’antico Egitto. Jacques Garcia, famoso arredatore parigino, firmò il nuovo allestimento delle camere. Nel 1999, vennero realizzate 40 nuove camere, oltre a una raffinata e moderna piscina i cui mosaici sono stati realizzati in esclusiva dai famosi maestri vetrai di Murano, un giardino-terrazza e, direttamente sulla Croisette, una serie di boutiques dei grandi nomi del lusso.

Il Majestic ha inoltre saputo adeguarsi alle moderne necessità anche in termini di gestione “ragionata” dell’energia, dell’acqua e dei rifiuti: manutenzione informatica dei sistemi di riscaldamento e di climatizzazione, isolamento termico, illuminazione a basso consumo, ottimizzazione delle ordinazioni, e della conservazione delle derrate deperibili.

I Ristoranti

Uno dei punti di forza è sicuramente rappresentato dall’offerta ristorativa. La cucina del Fouquet’s Cannes, mediterranea e creativa, è pensata nel rispetto dei piatti di ispirazione “brasserie” che hanno reso famoso il savoir-faire francese. È curata dallo Chef Pierre Gagnaire, un vero e proprio mostro sacro che può vantare 3 stelle Michelin nel suo ristorante parigino in rue Balzac e 13 in totale, che si declinano nei ristoranti che coordina. E ancora La Petite Maison de Nicole, che offre un confort unico e una decorazione originale, con un menu ricco di piatti ispirati alla cucina mediterranea. Infine il BFire, dove B sta per Barrière e Fire per fuoco, naturalmente. A coordinare il tutto c’è lo Mauro Colagreco, chef del Mirazur, ristorante di Mentone premiato quest’anno con le 3 stelle dalla Guida Michelin e dichiarato 4° miglior ristorante del mondo da The World’s 50 Best Restaurants.

Tra una capasanta con crema di broccoli ed una passeggiata sul lungomare, tra una visita al vicino e suggestivo Mercato Forville ed una suite più grande del mio appartamento romano, la chiusura non può che essere dedicato al motivo che mi ha portato a soggiornare a Cannes: Emanuele Balestra, il talentuoso bartender italiano che nel cocktail bar del Majestic Barriere propone innovative idee realizzate con erbe, spezie e fiori. Le sue rivisitazioni dei grandi classici sono un vero e proprio must, e se capitate da queste parti vi consiglio di provare il suo “Bloody Mary” con succo di pomodorino giallo e saké.

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