Giovedì 13 settembre è stato il Pizza Romana Day. È stata celebrata a Roma la prima giornata nazionale dedicata alla pizza romana. Un appuntamento che mancava nella capitale: un giorno dedicato al cibo più amato non solo dai romani, ma anche dai tanti turisti che ogni anno la visitano.


L’evento è stato creato da Agrodolce in collaborazione con Repubblica Sapori e Greenstyle e sponsorizzato da Osteria del Borgo con la sua nuova lager chiamata LISA, dove il Grano Senatore Cappelli si sposa con le scorze d’arancia. Sponsor anche le farine di Molini Pivetti con le quali molte pizzerie hanno preparato le loro pizze speciali. Una fra tutte la Pizza Norma con passata di pomodoro, mozzarella di bufala affumicata, melanzane fritte, ricotta salata e pesto di basilico della pizzeria Spiazzo (che vedete nella foto sotto).

L’evento ha visto coinvolte 20 pizzerie della capitale e ha trovato la massima espressione nella firma da parte dei pizzaioli aderenti al Manifesto della Nuova Pizza Romana, un documento articolato in 10 punti.
Con la firma di questo manifesto si vuole promuovere la Nuova Pizza Romana come espressione di qualità, territorialità, creatività ed eccellenza.

Negli ultimi 10 anni la Capitale ha visto nascere tante pizzerie di qualità e di ricerca, ma quasi tutte hanno preferito abbracciare il trend della pizza simile alla napoletana piuttosto che ispirarsi alla tradizione romana. Questa infatti predilige una pizza tonda senza cornicione, leggera, sottile e sopratutto croccante a differenza di quella napoletana.


La pizza romana non è mai stata riconosciuta come stile. Da sempre considerata inferiore alla pizza napoletana, consumata distrattamente come street food e per questo spesso realizzata con ingredienti di scarsa qualità.
Finalmente nel 2018 invece “nella Capitale si sta alzando un vento di rivoluzione, sta nascendo un nuovo movimento gastronomico. Si origina da una tradizione spesso maltrattata e trae vigore dalla passione di un sempre più nutrito gruppo di malinconici. Gli amanti della pizza sottile e croccante: la cosiddetta pizza romana. Esiste, ha molti estimatori, è amata dagli abitanti della città eterna e non solo, e per questo merita il nostro rispetto e tutta la nostra attenzione”.

 

I 10 punti del Manifesto della nuova pizza Romana:

  1. Storia. A Roma la pizza era quella dei forni la cui metamorfosi oggi e’ conosciuta come pizza in teglia. Negli anni ’60 ebbe inizio l’invasione di pizzerie al piatto. Erano sopratutto luoghi popolari il cui unico scopo era servire velocemente la clientela praticando prezzi bassi e la qualità era rara. Negli anni ’90 le cose cambiano e inizia un a ricerca negli impasti e nella scelta delle farine.
  2. Descrizione. La nuova pizza romana e’ una pizza al piatto, bassa, con una consistente nota croccante. Viene condita fino al bordo. Il disco deve essere di circa 30 cm di diametro e non ci devono essere tracce di farina.
  3. Impasto. Determinante non è l’impasto o la metodologia con cui si realizza la pizza romana, ma il risultato finale. Non è più accettabile il vecchio sistema dell’impasto con riposo di 3 ore perché senza maturazione non si garantisce digeribilità. La maturazione avviene tra le 8 e le 24 ore. Gli ingredienti sono: farine (a discrezione del pizzaiolo), acqua, olio, sale, lievito di birra, biga.
  4. Condimento. La nuova pizza romana è simbolo di libertà e fantasia ma senza dimenticare le grandi classiche.
  5. Spianatura. L’impasto viene steso a mano se siamo in presenza di impasti a lunga maturazione. Con maturazioni brevi è concesso l’uso del matterello.
  6. Cottura. La cottura della pizza romana è fatta in forno a legna o forno elettrico ad un temperatura che va dai 340 e i 380 gradi per un tempo che varia tra i 2 minuti e mezzo e i 3 minuti.
  7. Cornicione. Assente o appena accennato.
  8. Aspetto finale. Forma tondeggiante sottile alla vista fragrante, croccante nelle intenzioni. Colore dorato con lievi note di tostatura possibilmente privo di bolle nere.
  9. Competenza. Nelle pizzerie che propongono la Nuova Pizza Romana non solo il pizzaiolo deve essere competente, ma anche ogni figura che ci lavora deve essere in grado di spiegare ingredienti, provenienze, ricette e proporre abbinamenti. Non è consentito lanciare le pizze sul tavolo e forzare il ricambio degli ospiti.
  10. Fattore umano. Evitare sprechi alimentari, valorizzare la stagionalità degli ingredienti, sostenere i produttori locali.

20 pizzerie della Capitale aderenti all’iniziativa hanno preparato in questa serata esclusivamente pizza romana. Accanto alle classiche come Margherita, Napoli, Fiori, Funghi e Capricciosa sono state proposte pizze speciali realizzate in base alla creatività dei maestri pizzaioli. Ogni partecipante alla festa ha potuto votare la propria pizza preferita su Instagram utilizzando l’hashtag #pizzaromanaday.

La mia preferita è stata la pizza Amatriciana (che vedete nella foto sotto) con crema di sugo all’amatriciana, fonduta di pecorino romano e guanciale Re Norcino croccante proposta dalla pizzeria Spiazzo.

Per conoscere le 20 pizzerie aderenti al #pizzaromanaday vi rimando al sito di Agrodolce.

Riusciranno i pizzaioli romani nella loro missione?

Ci rivediamo il prossimo anno.

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